Redazione LiberaVeneto 1 agosto 2018
Dl dignità, Riello: "Protesta industriali veneti? Più che scontenti siamo terrorizzati"

Riello sul Dl dignità: “Protesta industriali veneti? Più che scontenti siamo terrorizzati. Vedevamo la luce, adesso Di Maio con la sua spocchia vuole cancellare quanto di buono era stato fatto dal precedente governo. Il primo impatto di questo decreto sarà un aumento della disoccupazione”

Giovanni Riello, Presidente di N-plus e del Gruppo Giordano Riello international, già presidente di Confindustria Veneto, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano – Dentro la notizia”, condotta da Gianluca Fabi e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. 600 industriali veneti, attraverso una lettera, hanno manifestato il loro dissenso nei confronti del governo, in particolare del decreto dignità. “Più che malcontento lo definirei terrore”, ha affermato Riello. “L’Italia e in particolare il Veneto hanno affrontato un periodo di profonda crisi, negli ultimi periodi vedevamo la fine del tunnel e invece si è pensato solo a cancellare quanto era stato fatto dal precedente governo. Trovo aberrante l’inserimento di tre causali ingiustificabili che servono solamente a far lavorare gli avvocati. Più che decreto dignità a favore dei lavoratori, lo definirei pane per gli avvocati. E’ un decreto che va contro le imprese e anche contro i lavoratori. Il ministro dice che ascolta la gente e non gli imprenditori, come se noi non fossimo persone, serve solo ad aumentare l’odio sociale. Io credo che quello che hanno realizzato i miei nonni e i miei genitori creando lavoro siano ben superiori della spocchia del ministro Di Maio.

“Il primo impatto di questo decreto sarà un aumento della disoccupazione. Anche noi nella mia azienda stiamo rivedendo alcuni contratti e ci stiamo chiedendo se a queste condizioni abbia senso rinnovarli. Inoltre questo decreto sicuramente non incentiva i futuri investimenti nel nostro territorio. Non so se il ministro Di Maio si renda conto di quali siano le regole del mercato. Il mercato non fa prigionieri purtroppo, noi siamo costretti a fare delle guerre ai costi che sono sanguinose”.

“Per dare da mangiare ai nostri collaboratori io non percepisco stipendio da un anno. Io a differenza di Di Maio credo nel nostro Paese. Noi abbiamo più del 90% dei dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Se Di Maio avesse voluto, avrebbe dovuto diminuire il costo del lavoro in termini di tasse ma non di stipendio. Io sarei stato ben contento di dare i soldi delle tasse al mio dipendente come stipendio netto, così rimetterebbe in circolo il denaro nell’economia. Auspico che Zaia e Salvini prendano una posizione seria nei confronti di questo decreto dignità per quanto riguarda le imprese”.